Sei tutte le righe lette, le mani strette e ricalcate, le poesie dell'amico che ti insegnava a crederci, e creare, le gambe avvinghiate, le gole stritolate, le lenzuola pulite ieri e sporche il giorno dopo, sei la prima volta che hai bevuto il tè col miele dentro, l'ultima volta che hai vomitato il latte a scuola, il grembiule pulito che odiavi e il completo da bello che balla per la festa importante, i regali scartati, quelli che non hai avuto il coraggio, i grazie per l'onore che mi hai concesso, le prime prese scart, quelle usb, i dadi da gioco lanciati, il gioco della bottiglia truccato, le mutandine di pizzo nere.
Non potrei non amarti, se mi ricambi i pezzi arrugginiti.
Non potrei non vegliare su di te, anche stanotte, molto più stanotte, che c'ho il tripudio delle farfalle, intorno, e la sensazione che se non lo eri già prima, da oggi sei mio definitivamente.
Da oggi il resto è cornice. Amore mio, siamo un ritratto in modalità manuale.
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