E se proprio fosse vera, 'sta storia enorme che dobbiamo morire, mi piacerebbe farlo mentre stiamo seduti tutti quanti intorno a questo tavolo, come adesso, lo stesso al quale ci siamo conosciuti come inaspettati commensali, divorati da vino bianco, turpiloqui e risate che spezzano il vetro come falene impazzite per la troppa luce.
Se anche mi si dovesse mai spezzare il cuore, te lo dico, poco importa.
Metà è già banalmente, splendidamente, chiaramente sepolto sotto la tua maglietta rossa, leggermente spostato a destra per farti spazio.
mercoledì 22 dicembre 2010
martedì 21 dicembre 2010
cinque (ritorni).
Le serrande abbassate ricorda
la camera ghiacciata all'arrivo
il letto da disfare sennò
non è tuo è
freddo
non ci si prende sonno
bene
bisogna decantarlo e poi
muoverlo come il vino
puoi anche andare
lontano
ma casa tua è qui,
pigola.
Uccidiamoci, mischiamo tutti gli alcolici del mondo, mangiamoci le unghie, graffiamo la lavagna, rovesciamo tutto per terra, facciamo la festa storica che i vicini se la ricordano. Quella che domani dopo ti lascia l'euforia del giorno prima, la strana malinconia del giorno vuoto dopo.
- Perchè il tempo ci sfugge, ma il segno del tempo rimane.
la camera ghiacciata all'arrivo
il letto da disfare sennò
non è tuo è
freddo
non ci si prende sonno
bene
bisogna decantarlo e poi
muoverlo come il vino
puoi anche andare
lontano
ma casa tua è qui,
pigola.
Uccidiamoci, mischiamo tutti gli alcolici del mondo, mangiamoci le unghie, graffiamo la lavagna, rovesciamo tutto per terra, facciamo la festa storica che i vicini se la ricordano. Quella che domani dopo ti lascia l'euforia del giorno prima, la strana malinconia del giorno vuoto dopo.
- Perchè il tempo ci sfugge, ma il segno del tempo rimane.
lunedì 20 dicembre 2010
quattro (sbadigli).
Sei tutte le righe lette, le mani strette e ricalcate, le poesie dell'amico che ti insegnava a crederci, e creare, le gambe avvinghiate, le gole stritolate, le lenzuola pulite ieri e sporche il giorno dopo, sei la prima volta che hai bevuto il tè col miele dentro, l'ultima volta che hai vomitato il latte a scuola, il grembiule pulito che odiavi e il completo da bello che balla per la festa importante, i regali scartati, quelli che non hai avuto il coraggio, i grazie per l'onore che mi hai concesso, le prime prese scart, quelle usb, i dadi da gioco lanciati, il gioco della bottiglia truccato, le mutandine di pizzo nere.
Non potrei non amarti, se mi ricambi i pezzi arrugginiti.
Non potrei non vegliare su di te, anche stanotte, molto più stanotte, che c'ho il tripudio delle farfalle, intorno, e la sensazione che se non lo eri già prima, da oggi sei mio definitivamente.
Da oggi il resto è cornice. Amore mio, siamo un ritratto in modalità manuale.
Non potrei non amarti, se mi ricambi i pezzi arrugginiti.
Non potrei non vegliare su di te, anche stanotte, molto più stanotte, che c'ho il tripudio delle farfalle, intorno, e la sensazione che se non lo eri già prima, da oggi sei mio definitivamente.
Da oggi il resto è cornice. Amore mio, siamo un ritratto in modalità manuale.
tre (arcobaleno).
E se riuscivo a sentirti, in mezzo al buio, era anche perchè le mie mani per sbaglio ti toccavano le ghiandole lacrimali, ed erano asciutte, amore, aride dell'acquazzone che mi scatenavi.
E allora non potevi dare acqua anche tu, così continuavi a dondolarmi addosso, a cospargermi di sabbia, a marchiarmi a fuoco, a disegnarmi addosso con la 3H.
Io ingrassavo di panna, zucchero e colorante rosa, ero un pasticcino, amore, ero la bolla di vetro col pesce rosso dentro.
Tu mi gemevi, ed io capivo che eravamo arrivati a destinazione, un'altra volta, insieme.
Abbiamo fatto finta di non guardarci, quando tutti e due abbiamo messo la pietra liscia a pelo d'acqua, finita la bufera.
E a forza di dipingerci la pelle, il sangue è diventato arcobaleno.
E allora non potevi dare acqua anche tu, così continuavi a dondolarmi addosso, a cospargermi di sabbia, a marchiarmi a fuoco, a disegnarmi addosso con la 3H.
Io ingrassavo di panna, zucchero e colorante rosa, ero un pasticcino, amore, ero la bolla di vetro col pesce rosso dentro.
Tu mi gemevi, ed io capivo che eravamo arrivati a destinazione, un'altra volta, insieme.
Abbiamo fatto finta di non guardarci, quando tutti e due abbiamo messo la pietra liscia a pelo d'acqua, finita la bufera.
E a forza di dipingerci la pelle, il sangue è diventato arcobaleno.
sabato 18 dicembre 2010
due. (inchiostro antipatico)
(in)contro/luce
e mi rinviene sottoesposta la tua immagine
che ride verde e azzurra
il carbonio 14
il succo del limone per renderti nitido contro il fuoco del camino
inchiostro antipatico
fiocchi grandi come bambini, come giocattoli, come
quando ci siamo fatti prendere
dall'estate sembrano dieci secoli fa
oggi
amore mio ripuliamo Napoli dando da mangiare ai gabbiani
facciamo finta che siamo al mare
scongiuriamo le calamità artificiali.
Roma, venerdì 17 dicembre. E invece
Nevica un universo blu.
venerdì 17 dicembre 2010
uno.
Come vorrei poterti correre sul prato
come vorrei farci scoppiare addosso i mini ciccioli
affogarci di coriandoli e profilattici rosa e
elastici per i capelli
come vorrei trovare qualcosa di prezioso per strada
un giorno che piove e tutti si dimenticano le cose banali
auto e aerei da parcheggiare
tipo come quando gli amori passati
provati
quelli trascorsi tra un albero che si faceva finta di interpretare
dai cerchi nel tronco
tagliato
a metà per la disinfestazione
e la parietaria e la processonaria
e l'amaca bianca a ciondolare al ritmo delle stagioni
nessuna ipocondria
mani che slabbravano incantesimi tentati
idolatrati, fatti esplodere ad ottobre,
fatti a pezzi contro il muro molto poco teoricamente
di periferia.
come vorrei farci scoppiare addosso i mini ciccioli
affogarci di coriandoli e profilattici rosa e
elastici per i capelli
come vorrei trovare qualcosa di prezioso per strada
un giorno che piove e tutti si dimenticano le cose banali
auto e aerei da parcheggiare
tipo come quando gli amori passati
provati
quelli trascorsi tra un albero che si faceva finta di interpretare
dai cerchi nel tronco
tagliato
a metà per la disinfestazione
e la parietaria e la processonaria
e l'amaca bianca a ciondolare al ritmo delle stagioni
nessuna ipocondria
mani che slabbravano incantesimi tentati
idolatrati, fatti esplodere ad ottobre,
fatti a pezzi contro il muro molto poco teoricamente
di periferia.
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