
Ci sono quelle sere che accade, senza che l'oroscopo t'avvisa. Quelle che il cucù scatta nel momento giusto, e tutto sembra rientrare come la risacca al mattino. Quelle sere che la sera prima, niente. Giusto, se ci ripensi, un po' di languore e qualche fatica per addormentarsi. Poi, sei piume lisce sul cuscino, come tutte le altre notti calme e senza tanti grilli per la testa. La bambola un po' impolverata, ma sempre vestita per la festa, sulla mensola più alta, di cui ti vergogni.
Ci sono quelle sere che accade, ed è accaduto, dopotutto, senza tanti giri di parole, come doveva essere. E' accaduto, e se n'è andato, portandosi appresso la prima malinconia, quel sapore appiccicaticcio di roba da ruminare per tutto il resto della vita. Pare non se ne parli mai più, passata una certa età. Pare, però, che tutti in cuor loro lo ricordino appena appena, quando cala la tristezza. Come la coperta di Linus, per intenderci: qualcosa di buono per calmare, per colmare.
C'è una sera come questa, che è accaduto, e non ce ne siamo accorti. Ci si è schiantato addosso che il giorno dopo dovevamo essere felici, senza poterlo dire a nessuno. C'è che questo rottame, adesso, diventa di crema pasticcera, e noi siamo le fragole. E ci mangiamo senza le remore che ci perseguiteranno, da domani in poi, sulle calorie e il darsi in parte.
C'è che stasera è adesso, ma adesso già se n'è andato. C'è che abbiamo capito cosa vuol dire ricordare. Quella sensazione di non ritorno, e infiniti e dorati e trasvolati indietro.
Abbiamo quindici anni, e i polpastrelli teneri, e le nocche non ancora arrugginite, e le bocche buone da allargare per lo stupore. Abbiamo quindici anni, e i quindici anni ci insegnano tutto ciò che dobbiamo sapere.
Peccato che poi lo scordiamo.