Le mie password sono ridicole, finiscono sempre col - 12, continuano con un - 14, e finiscono col nome di qualcuno. Le strade si portano dietro tutta un'immagine grande di te, che impenni incazzato col mondo, mi piace pensare. Sei solo incazzato con me, ma domani ti passerà, sarà cominciata a passare. C'ho un letto che di farmi dormire non ci pensa proprio, le cicche consuete sparse ovunque, la pulizia apparente, lo sporco dentro. C'ho che c'ho provato, a fare i conti coi miei limiti: a mettermi là, coi capelli pettinati, e la matita sugli occhi, pensare. C'è che - semplicemente - in notti come questa, in potenza tutto potrebbe essere, ma ti accorgi che già centocinquantamilioni di persone ne hanno scritto, molto e più di te, e molto meglio, quindi datti all'ippica. Mi sposto qualche tenda più in là, e trovo pezzi di cuore che non vorrei, con i quali non vorrei mai avere a che fare: ma tant'è. E coi miei limiti, amore mio, più grandi e impervi che mai, la prima e l'ultima che ci deve fare i conti sono io e nient'altro che io. Te, sposati un brandello di mondo, ché tanto con gli occhi che ti ritrovi ci metti X a montarci su un castello, con tanto di archibugio saliscendi per le carrozze.
Notti come questa se li porta via un pezzetto di cielo - l'ultimo che t'è rimasto - sopra il balconcino a strapiombo. Qualche finestra ingiallita da chi si morde le unghie, su qualche metro di parquet, e invece di bestemmiare si ritrova a ridere. E depone armi, e penna, e comunque - comunque - buonanotte. Finisce la sigaretta, la canzone, la nutella nel vasetto, il pane fresco e la mente lucida.
Riserva per me i pensieri, questo dito nudo e strozzato, questo cespuglio di capelli. Abbi cura di questo naso, che continuerà a cercarti in ogni odore, per tutto il resto del giro, su 'sto carro del sole.
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